La zona di confine

La zona di confine

Aprì la porta, depose ogni cosa sul tavolo e si sedette in silenzio sotto la pergola, una bottiglia di vino nero e asprigno appena aperta e un bicchiere di vetro spesso, un vecchio bicchiere da osteria. Distendere le gambe in avanti, piegare la schiena sulla sedia di vimini, osservare controluce il sole al suo volgere in discesa dietro i boschi attraverso lo strato scuro del vino rinchiuso nel bicchiere sollevato a mo’ di schermo. Il vino aveva questo ritmo lento di andare e tornare come un’onda fluida e densa, questo sapore vagamente salato che alla lingua, ai denti intorno ai quali ruscellava, dava senso di tranquilla forza. Non era il vino veloce delle osterie, né quello elegante dal sorriso plasticato, come tutte le cose alla moda, anche quelle genuine, ineluttabilmente, degli intenditori, che si proclamavano a tutti gli specchi magici del reame i migliori palati del reame, ma era il vecchio vino del riposo e della meditazione, il vino che accompagnava le letture e l’ascolto della musica. Quella musica era, monotonamente da mesi, la 132.

 

A sette anni dalla scomparsa del grande scrittore Tito Maniacco, due racconti lunghi (La figlia del re degli elfi e Non si sa), ancora inediti, ambientati
in un Friuli dal tempo sospeso, tra il letto del Torre e il respiro ribelle del Tagliamento.

Una terra ibrida per lingue (vi si parla in accenti sloveni, carnici, friulani, carinziani, resiani) e paesaggi, in cui i protagonisti Andrea e Checco Ceschia, entrambi pittori, vagano ossessionati dalla ricerca del senso profondo dell’origine dell’Arte e della sua ispirazione. Un’inquietudine che diventa universale ed esplora i confini del rapporto tra pittura e scrittura, in una riflessione sulle arti e sul loro significato.

Tito Maniacco esplora le pieghe delle “zone di confine” della nostra esistenza, attraverso vicende semplici e lineari come lo sono le fiabe e le leggende narrate dai vecchi e dai cantori.

 

 

LANCIO DEL LIBRO: 

Mercoledì 12 aprile, ore 18, Biblioteca Civica Joppi, Udine

Con Angelo Floramo, Romano Vecchiet, Paolo Patui e Mauro Daltin


Dettagli

Autore/i: Angelo Floramo Tito Maniacco
Anno: 2017
Formato: 13 x 20
Pagine: 176
eBook: No
ISBN: 9788899368081
Prezzo: 15€
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Note sull'autore/i

Angelo Floramo

Insegna Storia e Letteratura al Magrini Marchetti di Gemona ed è ancora convinto che malgrado tutto sia il mestiere più bello del mondo. Medievista per formazione, ha pubblicato molti saggi e articoli specialistici, collabora con diverse riviste nazionali ed estere; dal 2012 collabora con la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli in veste di consulente scientifico. Con Balkan Circus (Ediciclo-Bottega Errante 2013, due edizioni, finalista al premio “Albatros di Letteratura di viaggio”) e Guarneriana Segreta (Bottega Errante 2015, finalista al premio Latisana Nordest) e L'osteria dei passi perduti (Bottega Errante 2016) ha sperimentato con gusto le vie della narrazione. 

Tito Maniacco

Nasce il 6 gennaio 1932 a Udine, dove vive, partecipando attivamente alla vita culturale e politica della città, fino alla sua scomparsa, il 22 gennaio 2010. Nel 2008 viene insignito del sigillo della città di Udine. È considerato uno dei più grandi intellettuali e scrittori del Friuli contemporaneo e pubblica numerosi libri di poesia, saggistica e narrativa, tra i quali ricordiamo I senza storia. Storia del Friuli (Casamassima); Storia del Friuli (Newton Compton); L’ideologia friulana. Critica dell’immaginario collettivo (Kappa Vu); La patata non è un fiore, Vivere e morire da contadini (Biblioteca dell’Immagine); La veglia di Ceschia (Biblioteca dell’Immagine). È stato anche critico, curatore di mostre d'arte ed artista.